Preghiera di Gesù nel Getsemani

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Preghiera di Gesù nel Getsemani

Dopo l'Ultima Cena (svoltasi nel cosiddetto Cenacolo), Gesù e i discepoli vanno al Getsemani, un giardino collocato sul limitare della valle del Cedron. Una volta che sono giunti là, Gesù lascia il gruppo degli Apostoli per pregare in disparte.

Non appena giunsero nel giardino, Gesù ordinò ai dodici di accamparsi lì mentre lui si allontanava per pregare. Presi poi con sé Pietro, Giacomo e Giovanni, si ritirò in un luogo più appartato. I sinottici Marco e Matteo rendono nota la profonda angoscia di Gesù, che chiedeva anche ai tre compagni di rimanere svegli con lui e pregare. Il Vangelo secondo Giovanni si discosta però da questa immagine di angoscia e mostra un Gesù che ha sempre assoluto controllo degli eventi, inclusi questi momenti dell'arresto.

Poi, scostatosi da loro, Gesù si accasciò a terra per pregare, chiedendo a Dio di potersi allontanare da quel "calice" al quale era destinato.

Nel Vangelo secondo Luca è presente l'unica testimonianza della cosiddetta Agonia di Gesù al Getsemani. L'evangelista narra infatti che «Allora gli apparve un angelo dal cielo per rafforzarlo. Ed essendo in agonia, egli pregava ancor più intensamente; e il suo sudore diventò come grosse gocce di sangue che cadevano in terra». Questi due versetti sono però considerati un'interpolazione antica e dunque mancavano nel testo originale, essendo infatti assenti dai manoscritti più antichi ed autorevoli a nostra disposizione; secondo gli studiosi, alcuni copisti apportarono tale aggiunta nel II e III secolo per contrastare la dottrina cristologica di un Gesù esclusivamente divino.[12] Il Vangelo secondo Luca, infatti, tra i sinottici, è quello che presenta un'immagine di Gesù più composta anche nei momenti più difficili, inclusa la sua Passione; alcuni gruppi tra i primi cristiani[13] sostenevano che Gesù fosse unicamente divino, al contrario della cristologia cattolica che lo considerava anche vero uomo e, nei primi secoli, alcuni copisti - per sottolinearne l'umanità anche nel testo lucano - aggiunsero quindi questo passo[14] in cui si evidenzia un Gesù che prova profonde sofferenze umane.

Tornato indietro Gesù trovò i tre apostoli prediletti che dormivano e li richiamò alla preghiera: "Così non siete stati capaci di vegliare un'ora sola con me? Vegliate e pregate, per non cadere in tentazione. Lo spirito è pronto, ma la carne è debole”.

Tornato a pregare, pregò con la stessa intensità di prima ma ritrovò i discepoli ancora addormentati. Dopo averli risvegliati, si ritirò a pregare per la terza volta e con le stesse parole già ripetute prima. In lontananza si udiva già l'arrivo delle guardie del Sinedrio e Gesù, richiamati a sé i discepoli gli ordinò di alzarsi perché il traditore era ormai arrivato.

La Verità su Gesù

Preghiera di Gesù nel Getsemani

“Per chi è venuto sulla terra Gesù? Anche se è venuto per la storia, l’era, la nazione e la chiesa, il suo corso è stato pieno di pathos. Poiché sapeva che il suo dolore non sarebbe finito semplicemente come il suo dolore, ma si sarebbe espanso come il dolore della storia, dell’era e del futuro, era consumato dall’ansietà.

Per questa ragione, Gesù andò nel giardino del Getsemani. Dovremmo poter sentire la stessa tristezza a questo riguardo. Il luogo dove Gesù, il Salvatore di tutte le genti e il Re dei Re, condivise il suo dolore finale non fu nella casa di un discepolo. Non fu in una chiesa ebraica né in un palazzo dello stato ebraico. Il luogo dove andò a decidere tutto consultandosi con Dio fu il giardino del Getsemani dove a quell’ora tarda della notte non c’erano visitatori. Dovremmo sapere questo.

Noi credenti negli ultimi giorni dovremmo condividere lacrime di dolore per amore di Gesù nel giardino del Getsemani. Dovremmo avere un cuore che arde dal desiderio della figura di questo Gesù. Dovreste sapere che solo in questo modo potete stabilire un collegamento con Gesù che pianse con un dolore storico per amore dell’era e del futuro, che pianse tre volte con sangue e sudore, nella tristezza più assoluta.

Quando Gesù pregò tutta la notte: “Padre mio, se possibile, fa’ che questo calice passi da me”. (Matteo 26:39) Gesù deve essere stato indescrivibilmente addolorato e indignato. Considerando che i 4.000 anni di storia erano crollati, che la nazione di Israele era perita, che la fondazione della dispensazione di 4.000 anni era crollata e che la chiesa ebraica era caduta, il sangue e il sudore di Gesù erano ciò che collegava la distanza della storia. Il suo sangue e le sue lacrime colmavano il divario della storia. Dovremmo sapere che il popolo ebreo non poteva neanche immaginarsi questo.

I discepoli di Gesù almeno avevano fatto la promessa solenne di seguirlo ovunque andava. Chi ereditò il cuore addolorato di Gesù? Chi fece un collegamento con questa penosa situazione di sangue e lacrime? Non c’era nessuno sulla terra. Dovete sapere che Gesù svolse questo compito da solo. Non c’era nessuno ad ereditare il suo “shimjung”

Quindi, trovandosi di fronte alla morte, Gesù pregò tre volte davanti al Cielo nel Giardino del Getsemani: “Abba, Padre, per Te tutte le cose sono possibili; allontana da me questo calice; però non quello che voglio io ma quello che vuoi Tu”. (Marco 14:36). Questa supplica fece esplodere il Cielo e la terra. Queste parole gravi furono pronunciate per impedire al mondo delle tenebre di venire con potenza e autorità.

Così, la preghiera nel giardino del Getsemani non terminerà mai. Nel corso delle ere e dei secoli infiniti questa voce straziante, intrisa di sangue, della supplica finale dovrebbe sempre rimanere viva nel cuore dell’uomo. Dio sta lavorando intensamente, sperando nel giorno in cui il vostro “shimjung” risuonerà con lo shimjung di Gesù che gridò: “Oh, cielo”.

I credenti negli ultimi giorni dovrebbero ereditare lo shimjung storico e serio di Gesù mentre pregava sul monte Calvario e nel Giardino del Getsemani.

Dovrebbero risvegliare i cristiani che sono nella posizione dei tre discepoli addormentati nel Giardino del Getsemani. Dovreste sapere che questa era si sta avvicinando. Con lo stesso shimjung di Gesù, che pregò nel giardino del Getsemani: “Padre mio, se possibile, fa che questo calice passi da me” (Matteo 26:39) anche voi dovreste pregare: “Padre, se possibile non lasciare che il nostro Messia sia portato sulla croce”.

Dal discorso del Reverendo Sun Myung Moon: "Il cuore addolorato di Gesù mentre andava sulla montagna" 25 gennaio 1959 Seoul.