Le Tentazioni di Gesù nel deserto

Gesù inizia il suo ministero

Le Tentazioni nel deserto

Matteo 4:1-12:

Allora Gesù fu condotto dallo Spirito nel deserto, per essere tentato dal diavolo. E, dopo aver digiunato quaranta giorni e quaranta notti, alla fine ebbe fame. E il tentatore, avvicinatosi, gli disse: «Se tu sei Figlio di Dio, ordina che queste pietre diventino pani».

Ma egli rispose: «Sta scritto: "Non di pane soltanto vivrà l'uomo, ma di ogni parola che proviene dalla bocca di Dio"».

Allora il diavolo lo condusse con sé nella città santa, lo depose sul pinnacolo del tempio e gli disse: “Se sei figlio di Dio, gettati giù poiché sta scritto: "Egli darà ordini ai suoi angeli a tuo riguardo, ed essi ti porteranno sulle loro mani, perché tu non urti con il piede contro una pietra"». Gesù gli rispose: «È altresì scritto: "Non tentare il Signore Dio tuo"»

Di nuovo il diavolo lo portò con sé sopra un monte altissimo e gli mostrò tutti i regni del mondo e la loro gloria, dicendogli: «Tutte queste cose ti darò, se tu ti prostri e mi adori». Allora Gesù gli disse: «Vattene, Satana, poiché sta scritto: "Adora il Signore Dio tuo e a lui solo rendi il culto"». Allora il diavolo lo lasciò, ed ecco degli angeli si avvicinarono a lui e lo servivano.

Gesù sconfisse Satana superando le tre tentazioni nel deserto, l'ultima delle quali in cima a una montagna. Tuttavia, dobbiamo capire che quando Gesù vagava nel deserto, dopo essere stato rifiutato da Giovanni Battista, porta una situazione che rendeva probabile un suo rifiuto anche da parte della nazione di Israele, e portava nel suo cuore una sofferenza quale nessuno sulla terra aveva mai provato.

Gesù apparve come il Figlio Unigenito di Dio, che veniva a risolvere i 4000 anni di storia della provvidenza di Dio. Veniva come il sigillo della vittoria, di cui Dio poteva andare fiero di fronte a quella generazione e alle innumerevoli generazioni a venire. Tuttavia Gesù entrò nel deserto da solo, con un cuore afflitto, senza un amico, lasciando dietro di sé il popolo, Giovanni Battista l'eletto, e la famiglia di Giuseppe.

Gesù era pieno di determinazione e sentiva la missione di pagare i debiti della storia.

A che cosa pensò Gesù durante i suoi 40 giorni di digiuno?

Egli sentiva il profondo senso di responsabilità di restaurare da solo, tramite indennizzo, il corso doloroso dei suoi antenati. Mentre vagava nel deserto, deve aver pensato a come tutti gli uomini, i discendenti di Adamo e Eva, da quando erano stati espulsi dal giardino di Eden che avevano vagato in un deserto di sofferenze in cerca del Giardino.

A che cosa pensò Gesù mentre Satana lo conduceva in cima alla montagna?

Egli salì sulla montagna con un cuore pesante, con l'urgenza di soggiogare Satana innalzando lo scudo della vittoria, sapendo che da quel risultato dipendeva tutto il corso storico di 4000 anni. Rievocò anche la storia della montagna che stava salendo. Deve aver ricordato la lealtà di Noè, che costruì la sua arca su una montagna, sopportando avversità per 120 anni.

Gesù pensava che era stato per amore del Messia, dello stesso Gesù, che Noè aveva faticato. Gesù meditò su Abramo, che partì alla volta di una montagna dopo che gli fu ordinato di sacrificare Isacco. Pensò al cuore spezzato di Abramo mentre conduceva suo figlio sul monte Moria. Per chi Abramo dovette offrire in sacrificio Isacco, il suo unico figlio? Gesù deve aver riflettuto sul fatto che era per il Padre Celeste, e alla fine, per il Messia, per lui. Poi Gesù ricordò Mosè. Immaginò la scena in cui Dio apparve a Mosè, affranto dal dolore, sotto forma di un roveto ardente, ai piedi del monte Oreb, e strinse un patto con lui. Quando Dio gli ordinò di guidare gli Israeliti dall'Egitto alla terra benedetta di Canaan, Mosè era un vecchio di ottant'anni, sfinito dalla sua vita nel deserto di Madian. Tuttavia il suo sguardo e la sua figura erano consumati con il cuore del cielo.

In cima a quella montagna, Mosè digiunò e pregò per quaranta giorni, poi scese giù con la Parola di Dio. Per chi Mosè pregò e digiunò per 40 giorni? Gesù pensò che era solo per amore del Padre Celeste, solo per stabilire una nazione restaurata attraverso il popolo scelto e per spianare la strada al Messia.

Per chi Elia affrontò i sacerdoti satanici di Baal sul monte Carmelo, stando sulla cima di montagna e pregando di fronte al cielo in quel drammatico confronto finale?

Gesù pensò che era per amore di Dio e di lui stesso il Messia. Riflettendo su quei collegamenti storici con le montagne, Gesù sentiva una grande serietà nel cuore.

Nessun altro ha mai avuto un cuore più serio verso la volontà di Dio di Gesù Cristo. Egli andò nel deserto con l’ardente desiderio di conquistare e sottomettere Satana. Stette da solo, sulla cima di quella montagna, con una determinazione più ferma di qualsiasi antenato della storia.

È scritto che dopo 40 giorni, Satana tentò Gesù tre volte. Quale era lo scopo di Satana nel sottoporre Gesù alle tre tentazioni?

All'inizio Dio creò gli esseri umani e diede loro tre grandi benedizioni, la perfezione dell'individualità, la moltiplicazione dei figli e il dominio sulla natura, con le quali avrebbero potuto realizzare lo scopo della creazione.

Inducendo i primi antenati a cadere, Satana tolse all'umanità le tre grandi benedizioni e in tal modo impedì la realizzazione dello scopo della creazione. Gesù venne nel mondo per completare lo scopo della creazione, restaurando queste tre benedizioni. Perciò Satana tentò tre volte Gesù, nel tentativo di impedirgli di restaurare le tre benedizioni e realizzare lo scopo della creazione.

Dopo che Gesù ebbe completato i 40 giorni di digiuno nel deserto, Satana gli apparve e lo tentò dicendo: "Se tu sei il Figlio di Dio, dì che queste pietre diventino pani". La risposta di Gesù a questa tentazione fu: "Non di pane soltanto vivrà l'uomo, ma di ogni parola che procede dalla bocca di Dio."

Originariamente l'uomo fu creato per vivere con due tipi di nutrimento. Il corpo vive col nutrimento ricavato dal mondo fisico, mentre lo spirito vive ricevendo l'amore e la verità di Dio.

Gesù sconfisse Satana perché parlò ed agì in completo accordo al Principio di Dio. Con la vittoria su questa tentazione, Gesù realizzò la condizione per restaurare alla perfezione la natura individuale e stabilì così la base per la restaurazione della prima benedizione di Dio.

Poi Satana portò Gesù sul pinnacolo del tempio e lo sfidò dicendo: "Se tu sei il figlio di Dio, gettati giù." Gesù parlò di sé come del tempio, ed è scritto che i cristiani sono templi di Dio e membri del corpo di Cristo ...

Quando Satana sfidò Gesù a gettarsi giù, significava che voleva usurpare la posizione di Gesù come Signore del tempio, inducendolo a cadere da quella posizione allo stato infimo di uomo caduto. Superando la seconda tentazione, Gesù, il tempio principale, lo Sposo e il Vero Genitore dell'umanità, aprì la strada affinché tutte le persone di fede potessero essere restaurate alla posizione di templi secondari, spose e veri figli. Gesù stabilì così la base sulla quale restaurare la seconda benedizione di Dio.

Alla fine Satana portò Gesù su una montagna altissima e gli mostrò tutte le cose che erano sotto il sole e la loro gloria, dicendo: "Tutte queste cose io te le darò se, prostrandoti, tu mi adori." Gesù replicò: "Va’, Satana, poiché sta scritto: Adora il Signore Dio tuo, ed a Lui solo rendi culto."

Gli angeli furono creati come spiriti ministranti per riverire e servire Dio, loro creatore. Con la sua risposta, Gesù indicò che, secondo il Principio, anche un angelo caduto come Satana doveva adorare Dio e alla stessa stregua doveva onorare e servire Gesù, venuto come il corpo del Creatore. Superando la terza tentazione, Gesù pose la condizione per restaurare il dominio sulla natura, la terza benedizione di Dio.

Esposizione del Principio Divino Mosè e Gesù 3.2.1. (Pag. 247)

Dal discorso di Sun Myung Moon: “Il Cuore Addolorato di Gesù mentre andava sulla Montagna” 25 Gennaio 1959.